“La disabilità esiste solo perché esistono intorno a noi delle barriere che ci allontanano. Ecco, questo è il punto: la disabilità esiste fino a quando non abbattiamo i muri fisici e i preconcetti”.
Simone Forani fa parte del gruppo storico degli operatori dell’Anffas Onlus Civitanova Marche.
Simone, quando incomincia la tua storia con l’Anffas di Civitanova Marche?
“Trent’anni fa. Agli inizi degli anni Novanta ho incominciato a frequentare l’Anffas, prestando servizio di volontariato con gli scout. La sede si trovava allora in via Regina Elena, nel centro di Civitanova Marche. Con Claudio Bellandi, da sempre mio grande amico, ci siamo inseriti in un gruppo che faceva attività con i ragazzi. La scintilla che si è accesa non si è mai più spenta, tranne che per piccole pause legate allo studio o al servizio militare. Grazie all’esperienza maturata con l’Anffas ho capito quale poteva essere il mio futuro, fare cioè l’educatore professionale. Mi sono subito appassionato a questo lavoro e dal volontariato sono passato direttamente alla formazione. Poi, successivamente, si è aperta la possibilità di dare il via ad una cooperativa sociale per gestire il servizi all’Anffas e così abbiamo fatto nascere Il Camaleonte. Una realtà che è cresciuta in sinergia con l’Anffas stessa”.
Da una piccola sede, l’Anffas Civitanova Marche è diventata una grande famiglia…
“Si sono unite insieme delle belle sinergie, in un periodo cruciale. I bisogni delle famiglie, che sono il cuore dell’Anffas, hanno trovato risposte nella passione di un gruppo di volontari. Insieme, genitori ed educatori hanno remato verso la stessa direzione, facendo progredire l’associazione. Questo impegno ha portato l’Anffas a passare da una piccola sede di via Regina Elena (due stanze e un corridoio nel seminterrato di una scuola) ad una struttura importante, che accoglie un residenziale e un centro diurno. Una struttura che nel tempo riesce a garantire servizi che danno ampie risposte ai bisogni dei ragazzi e delle famiglie”.
Come è stato impostato il lavoro con i ragazzi?
“Da sempre c’è stato un forte slancio educativo. L’Anffas Civitanova si caratterizza dalle decine di attività portate avanti negli anni. Soprattutto concentrate su tre filoni: le attività espressivo-artistiche, che vedono nel teatro uno dei suoi fari; le attività ludico-motorie; le attività di inclusione sociale. C’è un aspetto importante che accomuna tutto il nostro lavoro. Facciamo del nostro meglio per non rimanere chiusi in struttura e proiettiamo tutte le nostre azioni all’esterno. Crediamo infatti nell’integrazione delle varie anime della città e vogliamo che il territorio possa conoscere cos’è l’Anffas e conoscere i ragazzi per le loro capacità e non solo per i limiti. Non vogliamo che l’incontro si trasformi in una sorta di pietismo, lo abbiamo sempre rigettato con i fatti”.

Ognuno è diversamente abile…
“È indubbio che ci sono persone che devono essere sostenute più di altre. Ma chi è che non ha bisogno dell’altro? Ci sono ragazzi che nel proprio percorso di vita partono un passo indietro, ma solo per arrivare ugualmente ad essere riconosciuti come facenti parte di una società, con stessi diritti e ricchezze. Tutti possono offrire tanto”.
Come si vive nell’Anffas Civitanova?
“Una struttura come la nostra non deve essere vista come un posto triste, perché non lo è affatto. È pieno di energia e positività. Certo, come in tutte le famiglie ci sono a volte situazioni difficili, pesanti o drammatiche. Ma all’Anffas si percepisce una gioia di fondo che è frutto anche del contatto con operatori che hanno scelto di fare questo lavoro. E non di lavorare “punto e basta”. Pensando a questa gioia mi preme ringraziare proprio le famiglie, che mettono quella marcia in più. Senza di loro sarebbe tutto più asettico”.
Cosa diresti a chi sta pensando di avvicinarsi all’Anffas Civitanova?
“Chiunque dovrebbe fare un’esperienza di volontariato all’Anffas, perché è un momento di confronto con se stessi, non solo con l’altro. I nostri ragazzi sono un’anello emotivo importante, ci mettono in contatto con le vere sensazioni privandoci dei filtri. Dovremmo avere come metro di paragone il loro modo di essere e di comportarsi. Solo così vedremo la realtà di tutti i giorni con un occhio diverso. Più sincero”.